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Architettura
2014, obiettivo M9: il nuovo e l'antico, il permanente e il temporaneo nel futuro polo museale di Mestre
a cura di Manuela Zanotti
M come museo, 'mall', Mestre. 9 come Novecento e come riferimento alla sigla VE che è contenuta nella parola 'nove'. Una lettera e un numero che identificano M9, il Museo del '900 che sorgerà a Mestre nel 2014 e per il quale è stato indetto il concorso premiato alla 12. Mostra Internazionale di Architettura. Organizzato dalla Fondazione di Venezia, il bando ha invitato 6 studi di architettura a elaborare altrettante proposte, tra le quali è stata premiata quella di Sauerbruch Hutton, a cui è stata affidata la progettazione definitiva ed esecutiva di M9. Valutata dalla giuria per "la felice sintesi tra le esigenze di un museo moderno, i vincoli tecnici e le caratteristiche urbane di Mestre", la risposta dello studio di Berlino assolve alle funzioni museale, commerciale e terziaria, integrando il nuovo edificio nell'impianto urbano. Un passaggio diagonale, che divide il lotto in due parti triangolari, e una 'piazzetta del museo' sono gli elementi intorno ai quali si muove il complesso per attrarre i visitatori attraverso i due nuovi corpi di fabbrica, verso la piazza e l'ex caserma Matter. Quest'ultima, oggi in forte stato di abbandono, costituiva il chiostro di un convento di origine cinquecentesca e torna a nuova vita incorniciata dalle vetrine degli spazi commerciali, previsti lungo la facciata esterna e nel portico interno. Tramite un'ampia scala si accede alle aree dell'esposizione permanente, collocate al primo e al secondo piano: gli ambienti sono 'scatole nere flessibili', configurabili come successione di gabinetti o come spazio continuo e ripartito. Alle mostre temporanee è dedicato il terzo piano, una 'scatola bianca' illuminata dalla luce naturale oscurabile tramite shed. Un vivace rivestimento in ceramica policroma rende il museo ben riconoscibile. Tra gli altri progettisti, accanto a Carmassi Studio di Architettura e Mansilla+Tuñón Arquitectos, lo studio Agence Pierre-Louis Faloci sfrutta l'uso del vetro per realizzare un edificio luminoso a più livelli, che eleva il museo di 12 metri dal suolo e crea un generoso spazio pubblico sottostante. Souto Moura Arquitectos si adegua alle preesistenze adottando la tipologia a patio anche per l'impianto del museo, mentre David Chipperfield Architects crea un atriopassaggio interno, concepito come spazio di circolazione e smistamento ai vari livelli del complesso.
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