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Architettura
Il Cantiere di Lavoro 'Città, Mobilità, Cultura' affronta le sfide contemporanee della convivenza
a cura di Gian Piero Jacobelli
James Bond lo voleva agitato, non mescolato, e a ragion veduta, secondo alcuni esperti. Infatti, il beveraggio – come avrebbe detto Wodehouse – agitato, non mescolato, acquisirebbe proprietà antiossidanti, che avrebbero giovato alla efficienza fisica del mitico 007. Per la verità, considerata la quantità di alcolici, sia pure agitati, non mescolati, ingurgitati mattina e sera dal nostro eroe, ci permettiamo di dubitare che ne traesse grande vantaggio, anche se il suo primo e impareggiabile interprete, Sean Connery, gode ancora di una splendida e invidiabile terza età. Per altro, dovendo occuparci di mobilità, riteniamo che non si debba bere e, se di qualche stimolante ci fosse bisogno, lo preferiremmo mescolato, non agitato. Anzi, sempre con il sorriso sulle labbra, per riassumere il lavoro che si è fatto nel terzo e conclusivo anno del Cantiere di lavoro promosso da ACI Automobile Club d'Italia e La Biennale di Venezia sul tema 'Città, Mobilità, Cultura', potremmo dire che si è progressivamente operata una vera e propria conversione concettuale da una modalità all'altra. Questa metanoia, come la chiamavano gli antichi greci, è servita a spostare l'attenzione dall'agitato, non mescolato degli scenari contemporanei, così come ci vengono proposti da una quotidianità convulsa ed esasperata, al mescolato, non agitato di un diverso modo di considerare, e promuovere una convivenza più pacata e consensuale. All'inizio l'attenzione si era prevalentemente concentrata sui fenomeni di congestione, rivalità, aggressività: in un traffico quasi immobile e tuttavia pieno di insidie e di tensioni; nelle code interminabili dei servizi burocratici, ma anche culturali; nelle desolate periferie, dove nulla può avvenire perché tutto sembra essere già accaduto. Alla fine l'attenzione si è invece prevalentemente concentrata sulla potenziale creatività di incontri non più subiti, ma desiderati, di riconoscimenti reciproci, di aperti e dialettici scambi di mano e di testa. Mescolato, quel tanto che basta per entrare in contatto con gli altri, senza perdere di vista se stessi; non agitato, per non lasciarsi surrettiziamente coinvolgere dagli idola fori, dalle passioni tristi del sospetto, della paura, dell'invidia, che con caparbia ostilità si oppongono ai progetti d'insieme. L'accento conclusivo del Cantiere ha riguardato, appunto, i progetti d'insieme, quei momenti di aggregazione intorno a fattori di novità, etici ed estetici, cioè est-etici, che non scaturiscono già finalizzati dalle logiche del mercato della comunicazione, ma emergono inattesi e impensati, riuscendo a sorprenderci e a motivarci. Come scoprire quelle vere e proprie metafore di catalizzazioni aggregative che sono rappresentate dai meravigliosi cerchi nel grano, e, invece di attribuirle sconsideratamente agli alieni, riconoscerle quali prodotti della propria fantasia e della collaborazione, talvolta inconsapevole, di tanti altri sconsiderati.
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